2 Aprile 2026 - Comunicato stampa

Multinazionali responsabili: la Svizzera deve recuperare il ritardo

Il Consiglio federale ha inviato oggi in consultazione un controprogetto all’Iniziativa per multinazionali responsabili. La Coalizione per multinazionali responsabili esaminerà ora la proposta nel dettaglio. È essenziale che la legge vincoli anche le società svizzere attive nel settore delle materie prime che presentano rischi comprovati.

Con l’entrata in vigore della direttiva europea riveduta sulla responsabilità delle imprese (CSDDD) nel marzo 2026, quasi tutta l’Europa, tranne la Svizzera, disporrà entro il 2028 di norme in materia. È ora necessario recuperare il ritardo e introdurre regole efficaci per le multinazionali. La Svizzera è una piazza importante per le multinazionali e gli scandali che coinvolgono società con sede nel paese fanno regolarmente notizia: esempi recenti sono l’utilizzo di pesticidi altamente tossici nella coltivazione del cacao per Lindt & Sprünglila mica estratta da minori nella catena di fornitura di ABB, o una miniera di Glencore in Perù che avrebbe contaminato un’intera area.

Il Consiglio federale avvia la consultazione

La nuova Iniziativa per multinazionali responsabili è stata lanciata nel gennaio 2025 e raccolta in tempi record da migliaia di volontari e volontarie. Dietro all’iniziativa si trova un ampio comitato composto da rappresentanti di tutti gli schieramenti politici, dell’imprenditoria e della società civile. Il Consiglio federale ha inviato oggi in consultazione un controprogetto indiretto all’iniziativa, che intende orientarsi alle norme europee. In concreto, propone che le multinazionali con almeno 5’000 dipendenti e un fatturato di 1,5 miliardi di franchi debbano rispettare obblighi di diligenza a tutela dei diritti umani e dell’ambiente.

Il settore ad alto rischio delle materie prime non può essere ignorato

La Coalizione per multinazionali responsabili esaminerà ora la proposta del Consiglio federale nel dettaglio e parteciperà alla consultazione. «Per noi è essenziale che le norme siano efficaci e che le violazioni dei diritti umani e la distruzione dell’ambiente vengano prevenute. A tal fine occorre tenere conto anche del settore ad alto rischio del commercio di materie prime», afferma Giorgio Fonio, consigliere nazionale del Centro e membro del comitato. «La Svizzera, in quanto piazza globale del commercio di materie prime, ha una responsabilità particolare. Molti commercianti di materie prime registrano fatturati miliardari, ma contano un numero ridotto di dipendenti e, con la proposta del Consiglio federale, non dovrebbero quindi temere conseguenze per attività problematiche.»

Il gruppo ginevrino di commercio di materie prime IXM, ad esempio, registra un fatturato di 20 miliardi di franchi con soli 450 dipendenti. In Namibia, sarebbe corresponsabile di un grave avvelenamento da arsenico nei pressi della piccola città di Tsumeb. Un altro esempio sono i commercianti di materie prime Gunvor e Mercuria, che nonostante fatturati di circa 100 miliardi di dollari non raggiungono nemmeno la soglia di 5’000 dipendenti. Gunvor e Mercuria potrebbero quindi continuare a trarre profitto da attività dannose per l’ambiente e la salute, come ad esempio la vendita di carburanti inquinanti.